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Le notizie dell'Agenzia Fides
Aggiornato: 1 min 35 sec fa

ASIA/CINA - Il campeggio estivo, scuola di fede e di vita per i ragazzi

Gio, 20/07/2017 - 13:36
Pechino – C’e chi ha recitato per la prima volta il rosario imparando ad usare la corona, chi per la prima volta ha partecipato alla Messa dall’inizio alla fine, chi è diventato più disciplinato e giudizioso dopo pochi giorni di vita comunitaria nel campeggio estivo organizzato, come tutti gli anni, dalla comunità cattolica cinese continentale: sono le testimonianze dei genitori riferite alle suore e ai sacerdoti che hanno guidato il campeggio estivo 2017. I bambini così “hanno fatto esperienza della scuola di fede e di vita” sottolinea un sacerdote organizzatore.
Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nell’attività del campeggio estivo sono coinvolti non solo sacerdoti, suore e seminaristi, ma in alcune diocesi anche il Vescovo in prima persona, per preparare, organizzare e guidare il catechismo. Tra questi Mons. Giuseppe Han Ying Jin, della diocesi di San Yuan, nella provincia di Shaan Xi, che con 136 bambini quest’anno è stato il campeggio più numeroso.
La diocesi ha messo a disposizione 9 seminaristi, 2 suore e diverse volontarie, dal 9 al 16 luglio, per il catechismo, le testimonianze, l’insegnamento, guidare la via Crucis, allestire uno spettacolo su tema biblico, organizzare il pellegrinaggio. Durante il pellegrinaggio in tre parrocchie, i ragazzi sono stati accolti con grande calore e generosità dai parrocchiani, così è diventato una testimonianza viva di fraternità e condivisione, soprattutto di altruismo e servizio.
La soddisfazione vince la fatica, come afferma don Dou: “è faticoso e fa caldo, ma quando vedo i bambini con il rosario in mano, che pregano con grande devozione e concentrazione passano tutte le stanchezze”.
Una settantina di bambini della diocesi di Na Chong, della provincia di Si Chuan, hanno stupito i loro genitori dopo una settimana vissuta insieme alle suore e ai sacerdoti, dal 7 al 14 luglio. Uno di loro ha commentato: “Mio figlio è diventato così bravo da non crederci, ora sa recitare il rosario, sa condividere con gli altri ed è autodisciplinato”.
Nel campeggio della Mongolia Interna 24 bambini di Bao Tou hanno imparato a fare una buona confessione, e durante il campeggio hanno studiato la Bibbia, superando anche un piccolo quiz finale.
Durante 5 giorni di campeggio, dall’8 al 13 luglio, 30 bambini della parrocchia di Yang Ge Zhuang, del distretto di Qian An della città di Tang Shan, nella provincia di He Bei, hanno imparato il significato dei dieci Comandamenti e dei sette Sacramenti.
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AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi: “No alla registrazione dei ministri di culto”

Gio, 20/07/2017 - 11:53
Johannesburg - “La proposta di legge di registrare pastori e ministri di culto è eccessiva ed è una risposta che ci si può aspettare da uno Stato totalitario più che da una democrazia costituzionale” ha affermano Sua Ecc. Mons. Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference , nel rispondere alla proposta avanzata l’11 luglio dalla Commission for the Promotion and Protection of the Rights of Cultural, Religious and Linguistic Communities in South Africa di registrare i ministri di culto di tutte le religioni del Paese. Il registro dei ministri di culto dovrebbe essere compilato dalle diverse confessioni religiose che, a loro volta, dovranno essere riconosciute dallo Stato, e soggetto ad una revisione da parte di un apposito comitato.
“Comprendiamo in pieno la preoccupazione del governo per certe pratiche effettuate in nome della religione, come chiedere agli aderenti di bere benzina o mangiare erba. Però crediamo che la legislazione esistente sia sufficiente per far fronte alla maggior parte delle pratiche pericolose” ha sottolineato Mons. Brislin. Anche altre confessioni religiose hanno criticato la proposta di registrazione dei ministri di culto.

ASIA/IRAQ - Cittadini del villaggio cristiano di Alqosh protestano contro la rimozione del sindaco

Gio, 20/07/2017 - 11:50
Alqosh - Centinaia di cittadini di Alqosh, cittadina a maggioranza cristiana della Piana di Ninive, hanno partecipato al corteo di protesta che questa mattina, giovedì 20 luglio, ha attraversato le vie centrali del centro abitato per manifestare il proprio dissenso contro la repentina rimozione del sindaco locale, disposta nei giorni scorsi dal Consiglio della Provincia di Ninive. La manifestazione è stata indetta congiuntamente dai militanti del Partito Comunista iracheno e dal leader locale del partito Zowaa . La folla di manifestanti, come mostrano le foto diffuse da ankawa.com, ha gridato slogan di protesta, portando con se bandiere dell'Iraq e striscioni con scritte in arabo e inglese. Una delegazione dei manifestanti ha avuto un incontro con il presidente del locale consiglio comunale, il quale ha riferito che all'origine della rimozione del sindaco e di altri membri dello stesso Consiglio ci sarebbero accuse di corruzione. I critici della misura di rimozione ritengono che tali accuse siano strumentali, e molti di loro vedono dietro la disposizione presa dal Consiglio provinciale di Ninive un disegno per rafforzare nell'area il peso politico delle forze filo-curde, anche in vista del referendum indetto per il prossimo 25 settembre dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno per proclamare la propria indipendenza dal governo centrale di Baghdad.
Gli abitanti cristiani di Alqosh, in buona parte, sono ancora lontani dalle proprie case e ospitati come rifugiati nel Kurdistan e in altre aree mediorientali, dopo essere stati costretti a fuggire nell'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie jihadiste dell'autoproclamato Stato Islamico . .

AMERICA/HONDURAS - Inaugurato un nuovo tempio dedicato al Cristo di Esquipulas

Gio, 20/07/2017 - 11:27
San Pedro Sula – Con una solenne Eucaristia presieduta da Sua Ecc. Mons.Ángel Garachana, Vescovo della diocesi di San Pedro Sula, è stato inaugurato un nuovo tempio dedicato al Cristo di Esquipulas. Al rito solenne, concelebrato dal parroco don Héctor Mario Salazar, hanno partecipato centinaia i fedeli che si sono riuniti il 18 luglio nella nuova chiesa situata nel quartiere coloniale Buenos Aires a San Pedro Sula. Il gruppo più grande di fedeli devoti del Cristo de Esquipulas, appartiene alla parrocchia di Santa Cruz.
E' stata una vera festa: "dopo 10 anni di attività ed eventi vediamo realizzarsi questo grande sogno" ha detto José Luis Reitel Caballero, responsabile delle Comunità Ecclesiali di Base e uno dei responsabili del progetto di costruzione del tempio. La costruzione della chiesa è iniziata ufficialmente nel 2010, con lo scopo di avere "Il Cristo Nero" in Honduras, come informa la nota inviata da FidesDiarioDigital. In questo modo, i fedeli honduregni non dovranno più recarsi in Guatemala per pregare dinanzi all’immagine del Cristo Negro. Il luogo di culto può accogliere 400 persone.
L'occasione è stata propizia per celebrare anche la Giornata della Diocesi. Infatti domenica 9 luglio, tutta la diocesi ha celebrato il 54.mo anniversario della fondazione. La diocesi di San Pedro Sula, riferisce la nota, testimonia l'amore di Dio in 35 parrocchie, attraverso 38 congregazioni religiose, 17 associazioni laicali, i movimenti e 1.850 comunità ecclesiali di base.

AFRICA/CONGO RD - Rinvio delle elezioni generali; al vaglio l’ipotesi di una transizione senza Kabila o elezioni separate

Gio, 20/07/2017 - 11:16

Kinshasa - L’annuncio il 7 luglio da parte del Presidente della Commissione elettorale della Repubblica Democratica del Congo, Corneille Nangaa, sul fatto che i parametri in suo possesso non consentono di organizzare le elezioni generali entro il mese di dicembre 2017, com’era previsto nell’accordo del 31 dicembre 2016, “non è una sorpresa, in quanto lo si poteva aspettare da tempo” commenta una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo.
La nota ricorda che la data limite del dicembre 2017 “per l’organizzazione delle elezioni non era assolutamente realista” in quanto imposta dal Raggruppamento dell’Opposizione come mezzo di pressione nei confronti della Maggioranza Presidenziale e, soprattutto, del Presidente della Repubblica Joseph Kabila, giunto alla fine del suo secondo e ultimo mandato presidenziale il 20 dicembre 2016”.
Il presidente della Commissione elettorale ha indicato in particolare tre impedimenti allo svolgimento delle elezione entro la fine dell’anno: l’inadeguatezza di certe leggi, tra cui la legge elettorale, che dovrebbero essere modificate e aggiornate, per permettergli di continuare il lavoro di preparazione delle elezioni; la mancata creazione del Consiglio Nazionale di Supervisione dell’Accordo del 31 dicembre 2016 , incaricato anche del monitoraggio del processo elettorale; la situazione di insicurezza in certe province, soprattutto nel Kasai dove, a causa dei continui scontri tra esercito e miliziani Kamwina Napu, l’operazione di registrazione degli elettori non è ancora iniziata.
Nella RDC vi sono inoltre 500 partiti, la maggior parte dei quali a base locale e non nazionale. Occorre quindi, suggerisce la Commissione elettorale, creare delle coalizione partitiche per ridurre le dimensioni delle schede di voto e delle urne e, quindi, contenere anche i costi relativi alla loro distribuzione sul territorio nazionale.
Per superare la crisi si stanno valutando due ipotesi; una breve transizione senza Kabila dando l’incarico ad un Capo dello Stato provvisorio di preparare le elezioni; oppure organizzare elezioni separate: prima quelle presidenziali e legislative nazionale e poi quelle provinciali.

EUROPA/ITALIA - “Operazione Colomba”: da 25 anni una presenza nonviolenta nei teatri di guerra

Gio, 20/07/2017 - 11:06
Rimini - “Operazione Colomba”, il Corpo non violento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, compie 25 anni. E’ nato infatti nell’estate 1992, nel pieno del conflitto bellico nella ex-Jugoslavia, dall'intraprendenza di alcuni giovani romagnoli sostenuti da don Oreste Benzi, che ha sempre creduto nella potenzialità di questo progetto. “Portare la presenza di volontari civili, non armati, al fianco dei più poveri, nel cuore delle guerre. Da questa intuizione si è poi scoperto che il modello di intervento funziona: dove sono presenti i nostri volontari, allora la violenza si riduce e si favorisce il dialogo” commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della APG23, nella nota inviata a Fides.
In 25 anni la Comunità di don Benzi, tramite i progetti di Operazione Colomba, è intervenuta in 17 situazioni di guerra o di conflitto nel mondo: dalla Cecenia al Congo, da Timor Est al Chiapas. Circa 2000 volontari sono partiti in questi anni per una presenza nonviolenta nelle zone di conflitto. Oggi Operazione Colomba è presente in Israele e Palestina, in Libano, in Albania ed in Colombia.
Il 22 e 23 luglio a qualche chilometro da Rimini, sede storica della formazione dei volontari, si tiene l’incontro dei volontari di Operazione Colomba, che prevede incontri, dibattiti e testimonianze, ma anche musica e momenti conviviali.

AMERICA/BOLIVIA - Mons. Gualberti dopo lo scontro a fuoco: “Questi morti devono scuotere la nostra coscienza”

Gio, 20/07/2017 - 10:40
Santa Cruz – "In primo luogo è urgente e necessario fare un'indagine approfondita e trasparente per eliminare ogni possibile dubbio su quello che è successo. Dobbiamo anche adottare misure preventive, come avere membri delle forze dell'ordine ben preparati per preservare la vita umana al di sopra di tutto e impedire che casi simili si concludono in un bagno di sangue": lo ha ribadito nella sua omelia di domenica scorsa, 16 luglio, Sua Ecc. Mons. Sergio Gualberti, Arcivescovo di Santa Cruz de la Sierra, commentando il brutto episodio di violenza armata accaduto proprio nel centro di questa città pochi giorni prima, che ha causato cinque morti e sette feriti gravi.
"Innalziamo una preghiera al Dio della vita per i fratelli morti ed esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà cristiana ai feriti e a tutti i parenti che sono nel dolore" ha detto Mons. Gualberti nella festa della Madonna del Carmine, patrona della Bolivia e delle forze armate. "Queste morti confermano il grave problema di insicurezza e di violenza incontrollata che domina le strade della nostra città e si trova nel cuore di tante persone, questi morti devono scuotere la nostra coscienza e spingere le autorità a prendere le misure necessarie" ha sottolineato l'Arcivescovo.
Giovedì 13 luglio, una banda di 7 delinquenti con grosse armi di fuoco, ha compiuto una rapina in una gioielleria al centro della città. Al momento di uscire con tre impiegati come ostaggi, la polizia che nel frattempo era arrivata sul posto ha iniziato a sparare, e c’è stato uno scontro violento con il risultato di una impiegata morta, un poliziotto morto e tre criminali uccisi. Sette persone sono state ferite.

ASIA/TERRA SANTA - Chiese di Gerusalemme sulle tensioni intorno alla Spianata delle Moschee:no a misure che alterano lo Status Quo

Gio, 20/07/2017 - 09:36
Gerusalemme - I Capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e delle comunità cristiane presenti a Gerusalemme esprimono “seria preoccupazione” riguardo alla nuova spirale di tensione e di violenze registrata intorno alla Haram ash Sharif, la Spianata delle Moschee. Con un documento sottoscritto da alti rappresentanti di 13 Chiese, i capi cristiani di Gerusalemme condannano ogni atto di violenza e esprimono anche timore “per ogni variazione dello Status Quo”, l'insieme di regole codificate che regolano la Gestione dei Luoghi Santi in quell'area e in tutta la Città Vecchia di Gerusalemme, e garantiscono libertà di accesso e di culto da parte dei fedeli delle diverse comunità religiose. “Ogni minaccia alla continuità dello Status Quo” - sottolineano i capi delle Chiese e delle comunità cristiane gerosolimitane “può portare a conseguenze gravi e imprevedibili, che dovrebbero essere le meno auspicabili nel presente clima di tensione religiosa”. I Capi cristiani manifestano anche apprezzamento per la “permanente custodia della Moschea di al Aqsa e dei Luoghi santi di Gerusalemme e della Terra Santa dal parte del Regno hascemita di Giordania, che garantisce a tutti i musulmani il diritto di accedere liberamente di praticare liberamente il proprio culto nella Moschea di al Aqsa, secondo il vigente Status Quo”. Un sistema, quello dello Status Quo, che secondo i Capi delle Chiese di Gerusalemme va “pienamente rispettato, a beneficio della pace e della riconciliazione per l'intera comunità”.
La lista dei firmatari, aperta da Teophilos III, Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, comprende anche l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. .

ASIA/TERRA SANTA - Le Chiese di Gerusalemme sulle tensioni intorno alla Spianata delle Moschee: no a misure che alterano lo Status Quo

Gio, 20/07/2017 - 09:36
Gerusalemme - I Capi e i rappresentanti di tutte le Chiese e le comunità cristiane presenti a Gerusalemme esprimono “seria preoccupazione” riguardo alla nuova spirale di tensione e di violenze registrata intorno alla Haram ash Sharif, la Spianata delle Moschee. Con un documento sottoscritto da alti rappresentanti di 13 Chiese, i capi cristiani di Gerusalemme condannano ogni atto di violenza e esprimono anche timore “per ogni variazione dello Status Quo”, l'insieme di regole codificate che regolano la Gestione dei Luoghi Santi in quell'area e in tutta la Città Vecchia di Gerusalemme, garantiscono libertà di accesso e di culto da parte dei fedeli delle diverse comunità religiose. “Ogni minaccia alla continuità dello Status Quo” - sottolineano i capi delle Chiese e delle comunità cristiane gerosolimitane “ può portare a conseguenze gravi e imprevedibili, che dovrebbero essere le meno auspicabili nel presente clima di tensione religiosa”. I Capi cristiani manifestano anche apprezzamento per la “permanente custodia della Moschea di al Aqsa e dei Luoghi santi di Gerusalemme e della Terra Santa dal parte del Regno hascemita di Giordania, che garantisce a tutti i musulmani il diritto di accedere liberamente di praticare liberamente il proprio culto nella Moachea di al Aqsa, secondo il vigente Status Quo”. Un sistema, quello dello Status Quo, che secondo i Capi delle Chiese di Gerusalemme va “pienamente rispettato, a beneficio della pace e della riconciliazione per l'intera comunità”.
La lista dei firmatari, aperta da Teophilos III, Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, comprende anche l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme,e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. .

AFRICA/EGITTO - Smentite le recenti illazioni sulle condizioni di salute del Patriarca Tawadros

Mer, 19/07/2017 - 12:14
Il Cairo - Un comunicato ufficiale del Patriarcato copto ortodosso di Alessandria ha smentito le illazioni che nelle ultime ore avevano inondato i social media riguardo ad un presunto, improvviso deterioramento delle condizioni di salute del Patriarca Tawadros II. Le illazioni rimbalzate sui social network riferivano di un precipitoso ricovero del Patriarca per essere sottoposto d'urgenza a un intervento chirugico. In realtà – ha riferito il comunicato ufficiale del Patriarcato Papa Tawadros in questi giorni sta trascorrendo un tempo di ritiro spirituale presso in monastero di Anba Bishoy. Il Patriarca - ha chiarito il testo diffuso dal Patriarcato - dovrà effettivamente sottoporsi nel prossimo ese di ottobre a un intervento chirurgico, programmato da tempo, per curare un'ernia del disco, ma già ha in agenda per lo stesso mese di ottobre un viaggio in Giappone e una visita in Germania.

AFRICA/GHANA - Dare poteri ai capi tradizionali per gestire i progetti di sviluppo

Mer, 19/07/2017 - 11:21

Accra - Gli africani sono stati chiamati a cambiare la loro mentalità per sviluppare il continente africano. Se i capi tradizionali si affiancassero ai membri del parlamento i progetti di sviluppo potranno essere gestiti in modo più rapido ed efficiente, ha affermato il Rev. Professor Emmanuel Nash alla presentazione dei Ghana Peace Awards, che verranno assegnati il 28 ottobre.
“I capi tradizionali sono i veri custodi delle persone che vivono nelle loro aree e nelle comunità tradizionali in tutto il paese", ha detto.
Secondo Nash questo permetterà ai governi di ridurre alcune forme di corruzione, di superare i ritardi dei progetti e di evitare la costruzione di opere scadenti. Questo perché i capi tradizionali usufruiranno a loro volta di queste opere e risponderanno direttamente alla popolazione da loro amministrata, che si comporterà da revisore del corretto svolgimento dei lavori.
Qualsiasi forma di corruzione e malversazione del denaro da parte del capo porterà alla sua destituzione, incentivandolo a comportarsi in maniera corretta.

ASIA/IRAQ - Rimosso il sindaco cristiano di Alqosh. La Piana di Ninive sempre più “area contesa” nel mirino degli indipendentisti curdi

Mer, 19/07/2017 - 11:20
Alqosh – Con una inusuale procedura d'urgenza, il Consiglio della Provincia irachena di Ninive ha rimosso il sindaco di Alqosh, cittadina della Piana di Ninive storicamente abitata dai cristiani, e lo ha sostituito con un dirigente politico locale vicino al Partito Democratico del Kurdistan . La rimozione è stata disposta da Bashar al Kiki, a capo del Consiglio provinciale di Ninive, anche lui membro del PDK. La notizia ha suscitato preoccupazione e reazioni negative tra le comunità cristiane autoctone e tra gli abitanti cristiani di Alqosh, in buona parte ancora lontani dalle proprie case e ospitati come rifugiati nel Kurdistan e in altre aree mediorientali, dopo essere stati costretti a fuggire nell'agosto 2014 davanti all'avanzata delle milizie jihadiste dell'autoproclamato Stato Islamico . I non molti cristiani già tornati ad Alqosh hanno anche protestato pubblicamente contro una decisione che diversi osservatori interpretano come una conferma dei disegni coltivati sulla Piana di Ninive e su tutta la Provincia omonima dal governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, quello che ha indetto per il prossimo 25 settembre un referendum indipendentista con l'intento di proclamare la secessione unilaterale dall'Iraq. Politici cristiani iracheni, come il parlamentare Yonadam Kanna, Segretario generale del Movimento democratico assiro, in recenti interviste hanno denunciato pressioni e operazioni politiche di forze regionali sulle minoranze locali - compresi i cristiani – per spingere anche le popolazioni della Piana di Ninive a sostenere la futura indipendenza del Kurdistan iracheno. La prospettiva indipendentista del Kurdistan viene respinta dal governo centrale di Baghdad, ma intanto Falah Mustafa Bakir, il capo del Dipartimento per le Relazioni Estere del Governo Regionale del Kurdistan, si è appena recato in visita a Washington per spiegare ai suoi omologhi statunitensi che "un Kurdistan indipendente è una soluzione, e non un problema". .

AMERICA/STATI UNITI - Lettera pastorale di Mons. Seitz: Accogliere il migrante secondo il Vangelo

Mer, 19/07/2017 - 10:46
El Paso – Il Vescovo della diocesi di El Paso, in Texas, Sua Ecc. Mons. Mark J. Seitz, ha denunciato in una lunga lettera pastorale pubblicata ieri, 18 luglio, la demonizzazione degli immigrati, la militarizzazione della frontiera e il sistema di immigrazione che divide le famiglie. Nella lettera intitolata "Il dolore e il lutto fuggono via", Mons. Seitz, la cui diocesi si trova al confine sud orientale del Texas, sostiene che la sicurezza del paese non può essere utilizzata come un "pretesto per costruire muri e chiudere la porta a migranti e rifugiati". Il Vescovo chiede ai cattolici di ascoltare gli insegnamenti della Chiesa per accogliere gli immigrati: "Dio ha creato un mondo dove c'è posto per tutti al banchetto della vita".
"Non voglio sostituire la politica con l'insegnamento della Chiesa, ma come Pastore, il mio dovere è quello del Vangelo di Gesù Cristo", e la Bibia è chiara: "Trattate lo straniero che soggiorna fra di voi come se fosse uno nato tra voi". Mons. Seitz ha anche criticato il sistema che "permette ad alcuni di fermare gli esseri umani a scopo di lucro", mentre distrugge "l'impegno storico del paese per rifugiati e richiedenti asilo".
La lettera pastorale, pervenuta a Fides, contiene diverse testimonianze dello stesso Vescovo riguardo ai migranti, per far riflettere sulla situazione che vivono le comunità di frontiera e la popolazione del centroamerica nel "viaggio della speranza". Ripropone anche la visita del Santo Padre a quella frontiera, l'anno scorso, ma da allora le cose non sono cambiate.
Mons Seitz afferma che nonostante il sistema dell’immigrazione sia ormai fuori uso, non è stato risolto in gran parte perché "i leader eletti non hanno ancora trovato il coraggio morale di mettere in atto una riforma dell'immigrazione permanente e completa" e i migranti non dovrebbero essere quelli che ne pagano il prezzo.
La lettera si conclude con un richiamo all’unità: "Ogni anno, i fedeli di Ciudad Juarez, Las Cruces e El Paso vengono a celebrare insieme la messa alla frontiera. Ci troviamo divisi da un muro o da un fiume, da una economia di esclusione e dalle politiche di migrazione ingiuste; ma malgrado tutto ciò che ci divide, questa celebrazione è un gioioso ricordo che l'Eucaristia di Cristo costruisce la Nuova Umanità, portandoci insieme nella nuova Gerusalemme".

AMERICA/COLOMBIA - Il 19 novembre a Medellin sarà la Giornata contro il maltrattamento infantile

Mer, 19/07/2017 - 10:33
Medellín – E’ stata appena approvata a Medellín l’istituzione della “Giornata contro il maltrattamento infantile” che si celebrerà il 19 novembre. L’obiettivo è continuare a lavorare per la tutela dei diritti di bambini e bambine come forma di mobilitazione sociale, hanno dichiarato i responsabili dell’iniziativa nella nota pervenuta a Fides. E’ necessario identificare tutte le forme di maltrattamento delle quali possono essere vittime i bambini, tra queste il maltrattamento sessuale, fisico e psicologico, così come la mancanza di attenzione. Medellín supera la media nazionale per quanto riguarda gli abusi infantili. La città presenta un indice di violenza che colpisce il 52% dei piccoli da 0 a 5 anni, mentre il Paese registra il 32,8% del fenomeno.

AFRICA/SUDAN - Campagne “home-to-home” per prevenire il colera

Mer, 19/07/2017 - 09:53
Khartoum - Presentazioni per le strade, video online, manifesti, tavolette di sapone: sono solo alcune delle iniziative locali per aiutare le persone a lottare contro il colera e aumentare la consapevolezza circa la rapida diffusione dell’infezione in Sudan. Senza alcun sostegno da parte del governo sudanese, a Khartoum, si sono sviluppate numerose iniziative volontarie locali e civili. Secondo la National Epidemiological Corporation, ci sono stati 940 morti per colera ad agosto dello scorso anno nello Stato del Blue Nile. Gli attivisti forniscono informazioni ai residenti riguardo ai servizi di prevenzione e di trattamento locale.
Anche diversi medici hanno aderito ad alcune delle iniziative e curano a domicilio le persone contagiate oppure le trasferiscono in reparti di isolamento, gestiti da ospedali o centri sanitari. I gruppi organizzati diffondono volantini e video che spiegano la diagnosi della malattia e i metodi per preparare soluzioni di perfusione a casa e aumentare i metodi di prevenzione.
In diversi Stati il programma Home-to-Home ha contribuito a individuare la portata della diffusione del colera, con gli attivisti che visitano i residenti a casa e individuano le modalità più adatte per affrontarlo. Distribuiscono negli ospedali farmaci, integratori, sapone, disinfettanti e detergenti. I team inoltre vanno anche nelle moschee, nelle riunioni pubbliche, nei mercati, sui trasporti pubblici, per fornire informazioni su come evitare il colera e come affrontare le persone infette.

AFRICA/TUNISIA - Nomina del Direttore nazionale delle POM, p. Claudio Santangelo

Mer, 19/07/2017 - 09:15
Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 11 maggio 2017 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Tunisia per un quinquennio , il rev.do p. Claudio Santangelo, della Congregazione della Missione , Lazzarista.
Il nuovo Direttore nazionale è nato in Italia l’8 maggio 1964, ed è stato ordinato sacerdote il 13 settembre 1997. Ha una laurea in lingue e letteratura straniera e un master in Belle Arti. E’ stato Parroco a Bologna , missionario ad Istanbul , Segretario generale CM , Rettore del convitto ecclesiastico leoniano a Roma , Parroco della missione CM a Sousse dal 2016, Direttore nazionale di Caritas Tunisia.

ASIA/LIBANO - Il Patriarca Rai al Presidente Aoun: il popolo è stremato, serve favorire il reimpatrio dei profughi siriani

Mar, 18/07/2017 - 12:29
Annaya - “Pur con tutta la nostra solidarietà nei confronti dei rifugiati, i libanesi si augurano che venga riconsiderato il processo per garantire loro un ritorno sicuro nel proprio Paese, mettendo da parte le diverse posizioni politiche che ostacolano le soluzioni desiderate". Con queste parole il Patriarca maronita Béchara Boutros Raï si è rivolto direttamente al Presidente libanese Michel Aoun, durante l'omelia pronunciata in occasione della festa di San Charbel, celebrata dal Primate della Chiesa maronita nel monastero di San Marone a Annaya, alla presenza, tra gli altri, dello stesso Capo di Stato del Libano, di sua moglie Nadia e del Nunzio apostolico, l'Arcivescovo Gabriele Caccia. Rivolto ad Aoun, il Patriarca ha espresso stima e incoraggiamento per le “buone intenzioni” perseguite dal Presidente, ma si è anche soffermato sulle preoccupazioni, le fatiche e le sofferenze dei libanesi, fatalmente aggravate dalla presenza sul territorio nazionale di “due milioni di rifugiati e sfollati che priva il popolo libanese dei suoi mezzi di sussistenza, lasciandolo in condizioni di povertà e di ristrettezza, spingendo le nuove generazioni ad emigrare”.
Nell'omelia, il cui testo è pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarca Rai ha rinnovato l'allarme anche rispetto ai fenomeni della "corruzione dilagante nel Paese" e della "corsa settaria all'accaparramento delle cariche pubbliche”, denunciando una politica dei fatti compiuti che “va contro lo spirito della Costituzione, il Patto nazionale e il meccanismo per le nomine amministrative”.
La questione dolente dei rifugiati siriani in territorio libanese è divenuta di nuovo centrale nel dibattito politico nazionale dopo le operazioni di sicurezza realizzate dalle forze amate libanesi in alcuni campi profughi, a partire da quello di Arsal, iniziate per neutralizzare alcuni militanti siriani anti-Assad armati, e segnate anche da violenze e esplosioni, che hanno provocato la morte di alcuni civili. Nei giorni scorsi erano state indette per oggi, martedì 18 luglio, due manifestazioni contrapposte a Beirut, una per denunciare le violenze subite dai profughi siriani, e l'altra a sostegno dell'operato delle forze armate libanesi. Le due manifestazioni sono state vietate dal ministero dell'interno per tutelare l'ordine pubblico e evitare possibili scontri di piazza. Ma nel Paese dei Cedri la tensione cresce, e si moltiplicano le voci di chi chiede di facilitare in ogni modo il ritorno dei profughi siriani alla propria terra.

AMERICA/BOLIVIA - “Sono Chiesa, sono Missione”: Settimana di animazione nell’arcidiocesi di Sucre

Mar, 18/07/2017 - 12:05
Sucre - L'Arcidiocesi boliviana di Sucre sta vivendo una settimana di preghiera e di incontri in vista della Giornata della Chiesa diocesana, con lo slogan “Sono Chiesa, sono Missione! Conto su di voi!”. La Settimana si è aperta domenica 16 luglio in tutte le parrocchie e le comunità dell’Arcidiocesi, avendo come tema “Chiesa in uscita missionaria”. Secondo le informazioni raccolte da Fides, ogni giorno viene dedicato, con la preghiera e un incontro specifico in diversi luoghi dell’arcidiocesi, ad una particolare realtà, partendo dal tema comune “Chiesa, Missione e…”. Quindi “Chiesa, Missione e” bambini, giovani, famiglia, comunità, periferie. Sabato 22 luglio è dedicato al tema “Chiesa, Missione e Maria” ed è previsto un pellegrinaggio mariano, mentre domenica 23 luglio, la Giornata della Chiesa diocesana verrà celebrata con una festa di fraternità in tutte le parrocchie e una particolare colletta per le necessità locali.
L’obiettivo è “rafforzare la nostra coscienza di essere membri di questa Chiesa particolare e di sentirci impegnati per lei” scrive l’Arcivescovo di Sucre, Sua Ecc. Mons. Jesus Juarez Parraga nell’invito a partecipare alle iniziative, sottolineando l’unione con la Chiesa universale presieduta dal Successore di Pietro. Inoltre, in vista del Congresso Missionario nazionale che si celebrerà a Sucre in ottobre, la settimana “sarà di grande aiuto per creare maggiore coscienza e corresponsabilità per la preparazione e realizzazione del VII Congresso Missionario nazionale, come un autentico momento di grazia per rinnovare il nostro zelo ardente e l’impegno missionario”.

AFRICA/KENYA - Attacchi terroristi e banditismo per impedire alla popolazione di votare, denunciano i leader religiosi

Mar, 18/07/2017 - 11:29
Nairobi - “Siamo convinti che gli attacchi, mascherati come terrorismo o banditismo, siano invece criminalmente orchestrati allo scopo di far sfollare le popolazioni in modo da non farle partecipare alle elezioni generali” denunciano i leader religiosi del Kenya, in una conferenza stampa dedicata al clima che vive il Paese alla vigilia delle elezioni dell’8 agosto.
I recenti attacchi terroristici attribuiti agli Shabaab somali a Lamu e gli assalti banditeschi a Baringo e a Laikipia, hanno alzato la tensione nel Paese. Memori delle violenze che hanno colpito il Kenya nelle contestate elezioni del 2007, i leader religiosi locali chiedono alla Commissione elettorale indipendente la massima trasparenza nella registrazione degli elettori e la rapida pubblicazione dei risultati del voto.
“La prima causa delle divergenze dopo le elezioni generali del 2007 è stato il ritardo nell’annuncio dei risultati dello scrutinio delle presidenziali” ricorda un comunicato dei rappresentanti delle principali confessioni religiose keniane, firmato da parte cattolica da Sua Ecc. Mons. Cornelius Kipng’eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Commissione Episcopale “Giustizia e Pace”.
Alla conferenza stampa erano presenti anche Sua Ecc. Mons Zacchaeus Okoth, Arcivescovo di Kisumu e Sua Ecc. Mons. Joseph Obanyi Sagwe, Vescovo di Kakamega e Presidente della Commissione Episcopale per le Comunicazioni Sociali.

ASIA/INDIA - Liberate dalle prostituzione per diventare avvocatesse che perseguano gli sfruttatori

Mar, 18/07/2017 - 11:15
Nuova Delhi - Bambine maltrattate sistematicamente e costrette a prostituirsi con 20 clienti al giorno, prive di diritti, senza voce e nessuno che si preoccupi per le loro condizioni di vita inumane. Questa è la dura realtà di oltre un milione di bambine vittime della prostituzione minorile in India. Un fenomeno che neanche le leggi punitive del Paese riescono a frenare. Dal mese di aprile 2014, la fondazione olandese Free a Girl si è proposta di intervenire contro questo inferno.
Grazie alla School for Justice, 19 giovani sopravvissute agli abusi degli sfruttatori e dei loro clienti verranno istruite in modo da poter accedere all’università e studiare Diritto. Secondo la fondatrice del progetto, l’obiettivo non è solo di riscattare queste bambine dalle reti della prostituzione quanto trasformarle nelle migliori avvocatesse e pubblici ministeri del Paese, per eradicare l’impunità della quale godono gli sfruttatori in India.
“La società ci vede come qualcosa di alieno, quasi come un insetto che non ha diritto di vivere o far parte della società. La mia famiglia continua a non accettarmi” dichiara, in una nota pervenuta a Fides, una delle ragazze riscattate dalla School for Justice che, insieme alle sue compagne, vive e studia ogni giorno sotto lo stesso tetto fino a quando non potrà accedere all’università grazie a una borsa di studio. Vista l’importanza del programma è possibile che venga avviato anche in Brasile dove, secondo l’Unicef, esistono ci sono 250 mila bambine costrette alla prostituzione.
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