Lisa è un’operatrice del Servizio civile, appena rientrata in Italia dopo aver svolto il suo anno di servizio a Belo Horizonte, in Brasile, dove è riuscita a coinvolgere i bambini del Centro Acolhida Betania nella realizzazione di una mostra d’arte

Quando ho deciso di candidarmi al bando per il servizio civile, sognavo di mettere a frutto la mia laurea in Arti visive. Ero profondamente affascinata dall’idea di coinvolgere comunità, soprattutto quelle emarginate, in pratiche artistiche che potessero crescere e diffondersi, creando un impatto positivo e duraturo.

Arrivata in Brasile ad agosto 2023, a metà settembre avevo già avviato il mio laboratorio d’arte presso il Centro Acolhida di Belo Horizonte, un centro di accoglienza per bambini, giovani e anziani che offre diverse attività ludico-ricreative.
Grazie alla collaborazione del personale del Centro, alla disponibilità di una sala spaziosa e a un magazzino ricco di materiali, le lezioni settimanali sono diventate una realtà. I bambini sono stati suddivisi in due fasce d’età: 6-9 anni e 10-15 anni. Durante tutta la durata del corso ho sempre potuto contare sull’aiuto prezioso di Gloria e Basilio, gli altri 2 operatori con cui ho condiviso l’esperienza del servizio civile.

Il mio obiettivo era distogliere i bambini dalla concezione tradizionale dell’arte, spesso limitata a tempere e pennelli, e far loro esplorare nuovi media e tecniche. Volevo incoraggiare la loro creatività e originalità. Desideravo che i bambini scoprissero una nuova prospettiva sul loro ambiente attraverso l’arte, riconoscendo le potenzialità del loro contesto e trovando modi espressivi per raccontarlo.
Con una media di 25 bambini per classe, ho dovuto affrontare inizialmente ostacoli come la barriera linguistica e la necessità di essere riconosciuta come figura autorevole in un ambiente non scolastico. Inoltre, molti ragazzi preferivano il calcio all’arte.
Avevo pianificato di introdurre i bambini alle opere di artisti brasiliani contemporanei come “Divisor” di Lygia Pape e “Desvio para o Vermelho” di Cildo Meireles, ma poi ho capito che dovevo adattare le mie aspettative alle reali possibilità del Centro. Alla fine, ho semplificato il corso intorno a tre principi fondamentali:

  1. Per essere un artista non bisogna saper disegnare bene.
  2. Non servono materiali costosi per creare opere degne di un museo.
  3. Le opere possono avere più di un autore; l’arte è spesso collaborativa.

Con il tempo, si è instaurato un rapporto di fiducia con gli alunni. Ho imparato a prevedere le reazioni dei gruppi: i bambini della mattina erano difficili da gestire ma molto creativi, quelli del pomeriggio più calmi e disciplinati; gli adolescenti della mattina erano entusiasti, quelli del pomeriggio più distaccati.

Abbiamo realizzato attività molto diverse: dalla progettazione delle divise per la squadra di calcio del Centro, alla creazione di sculture di cartapesta della ‘mula sem cabeça’, una figura del folklore brasiliano. La lezione sull’autoritratto è stata particolarmente rivelatrice. Ogni bambino ha ricevuto una foto in bianco e nero del proprio volto con l’istruzione di giocare con la propria immagine. I risultati sono stati incredibilmente eloquenti, riflettendo sogni, identità cancellate e trasformazioni in figure anarchiche.

Alla fine del corso, grazie a una grande mostra finale, abbiamo esposto tutte le opere. La mostra ha avuto tanto successo da essere prorogata oltre le date previste. Un aneddoto divertente: due bambini, durante la visita con la loro zia, sono stati fotografati sorridenti seduti sopra un’opera, mettendo in discussione il “sacro” spazio tra spettatore e opera.

Questa esperienza mi ha insegnato che nulla può essere dato per scontato e che l’arte ha il potere di trasformare vite e comunità, anche nei contesti più difficili.